Per le storie di sport, oggi intervistiamo Matteo Marighella, il tre volte campione del mondo di beach tennis e ora coach dei migliori professionisti della disciplina.

 

Una carriera meravigliosa da giocatore, una da allenatore già forte e forse già preannunciata da tempo. Hai sempre pensato che la tua strada sarebbe stata quella del coach prima o dopo? 

Sicuramente contentissimo della carriera fatta. Ancora non ho quella voglia di smettere e vorrei ancora giocare e giocare, ma bisogna pensare anche al lavoro e al futuro e quindi alla carriera da coach. Sicuramente la fase di carriera giocata più importante quindi direi che è passata, ma non posso non essere soddisfatto perché ho raggiunto ottimi risultati che mi hanno reso felice. Posso dirmi contento della mia carriera perché sono riuscito a vincere in tutte le fasi del Beach Tennis, con tutte le sue evoluzioni dal 9×9 agli inizi con le racchette di legno. Arrivando alle prime racchette “serie” e il campo 8×8. Quindi con tutti i cambiamenti, è forse questo che mi rende più orgoglioso, oltre ovviamente ai titoli vinti.
Diciamo che quella da allenatore era un passaggio che già pensavo anni e anni fa. Nasce proprio credo dal mio modo di giocare e di vedere il Beach Tennis e forse il passaggio era quasi obbligato e sono contento alla fine sia andata proprio così. 

 

Possiamo dirlo, sei una delle leggende del Beach Tennis. Dai tanti risultati raggiunti ai titoli vinti in tutto il mondo. In campo hai sempre preferito la tattica e la tecnica allo strapotere fisico. Quanto di quello che hai vissuto in campo ti aiuta oggi nel tuo lavoro di coach? 

Sicuramente diciamo che mi chiamano così. Quello che posso dire è di fare parte della storia di questo sport, con le sue evoluzioni e i suoi cambiamenti, per i titoli vinti e la durata della carriera da giocatore. Ricordo il primo vero titolo importante nel 2003 il Mondiale, quando ancora non c’era nemmeno l’ITF, ma si trattava comunque del mondiale dello sport fino ad oggi. La carriera è stata lunga, piena di successi e non posso che esserne felice. Sicuramente come tipologia di giocatore, e per adattarmi sempre ad uno sport in continuo cambiamento, ho dovuto sempre puntare tanto su tattica e tecnica. Fisicamente non potevo competere con certi colossi dello sport, basti pensare al mio storico compagno Alex Mingozzi. Quindi ho sempre fatto di tecnica e tattica le mie armi nella lotta all’altezza e la forza, ma dovendo comunque lavorare tantissimo atleticamente proprio per riuscire a reggere i ritmi dei “colossi” dello sport. In questo, gli allenamenti con il preparatore atletico erano un punto immancabile dell’allenamento, al pari della tecnica e questo ha influenzato tantissimo il mio passaggio da coach. Avendo sempre un occhio per tattica e tecnica mi è riuscito da subito naturale portarlo nella costruzione dei miei allenamenti, ma senza mai dimenticare una preparazione atletica intensa per uno sport che ha raggiunto ritmi ancora più elevati

Matteo Marighella per Adidas Beach Tennis

Con noi puoi essere sincero: è più bello allenare o giocare? 😉 

Sono due cose completamente opposte. Il bello di giocare comunque è che è relativamente più facile: perché quello che fai lo fai per te stesso e se sbagli qualcosa lo sbagli su di te. Non vai a compromettere niente con altri. Il bello è quindi che puoi sperimentare cose nuove a livello tecnico e tattico. Allenare è più difficile: sei a contatto con tanti atleti, uno diverso dall’altro, ognuno con le sue idee, il suo carattere e le sue caratteristiche e tu devi capire come poter tirare fuori il meglio dal singolo atleta che ti trovi davanti. Il bello però è che quando riesci ad ottenere risultati sugli altri è forse ancora più soddisfacente. 

 

Sappiamo che tanti grandi atleti di massimo livello si allenano con te. Quali sono le più grandi soddisfazioni che già hai avuto nella tua carriera da coach? 

Anche negli ultimi anni della mia carriera, quando ero nel pieno dell’attività avevo già iniziato ad allenare alcuni ragazzi che oggi sono tra i primi al mondo. E appena ho rallentato di più la mia attività di giocatore per dedicarmi a quella di coach questo numero di atleti è cresciuto e sono molto contento di questo. Però non sono il tipo da proclami o che ama vantarsi dei risultati dei propri allievi. Per me vale l’agonista quanto l’amatore che gioca la domenica, quindi può essere una soddisfazione vedere vincere il mondiale all’agonista tanto quanto vedere vincere l’amatore al torneo amatoriale che lo rende orgoglioso. Posso però dire che con gli agonisti e con gli amatori “abbiamo” già vinto tanti tornei: dai più importanti ai tornei del “prosciutto” e questo ovviamente non può che farmi piacere. 

Non si tratta solo di “fare il coach”. Ma c’è molto di più, giusto? Un progetto ambizioso come International coaching Beach Tennis. Parlaci del progetto e di cosa c’è dietro: qual è l’obiettivo e il “sogno” di questo progetto?

Il progetto è nuovo, nato proprio nel 2019. È molto interessante e a cui tengo molto perché lascia piena libertà alle scuole di mantenere la propria realtà e identità. Infatti così come si sta sviluppando international coaching, io sono altrettanto contento di continuare a portare avanti il progetto X-Project che è la scuola per cui lavoro e che ho fondato. Il bello di International Coaching è proprio la volontà di ricercare e stimolare una collaborazione tra scuole e non a caso è nato insieme ad una delle più grandi realtà di Roma, la scuola di Benussi e Beccaccioli. Una cosa che non ho mai sopportato anche in passato è proprio il costante farsi guerra tra una scuola e l’altra per accaparrarsi l’allievo in più, quindi abbiamo optato per un approccio totalmente opposto: International Coaching vuole “ospitare” più scuole possibili che decidono di sposare il progetto, facendo nascere finalmente una collaborazione e non una guerra tra scuole. 

L’obiettivo è quindi quello di migliorarsi tutti, potendo collaborare con altri maestri per imparare e crescere sempre, perché come si dice di imparare non si smette mai, nemmeno da coach. Anzi soprattutto da coach. Metodi nuovi, approcci innovativi di altre scuole o anche solo lo sport che evolve e cambia, c’è sempre modo di crescere. Ecco quindi che International coaching vuol fare un po’ da chioccia a tutte queste scuole per collaborare e migliorare il metodo di insegnamento. Ovviamente porta dei servizi che possono aiutare sia scuole molto piccole che stanno per nascere fino a corsi di aggiornamento per i maestri o la possibilità di fare stage nelle scuole di giocatori e maestri affermati, ma porta vantaggi anche a scuole già affermate con giocatori importanti, ma che possono avere servizi per sponsor tecnici, gestione della scuola, ecc. International coaching vuole quindi indirizzare e guidare le scuole che ne abbracciano il progetto, verso un miglioramento continuo del modello di allenamento nel Beach Tennis.

 

Cosa può dare questo progetto alle “scuole” o agli allenatori che vogliono farne parte e cosa invece agli allievi? 

Può dare un appoggio di ogni tipo a scuole emergenti: da come gestire una scuola a come organizzare i corsi e gli allenamenti. Per istruttori all’inizio della loro carriera da coach la possibilità di avere a disposizione un manuale e un programma già studiato e testato per anni, con lezioni pre impostate, dando ad ogni allenatore un’ottima base per garantire un ottimo allenamento. Fino a stage affermati e avere una maggiore visibilità sul territorio ma anche all’estero, con clinic stage con giocatori e maestri affermati. 

Ma ci tengo a ricordare che per IT la cosa più importante è che la scuola mantenga la propria identità, dando importanza alla realtà e all’istruttore, ma potendosi affidare su una realtà più grande che può dare un aiuto in tante fasi. Lo stesso discorso vale per la mia X-Project che ha sposato il progetto International Coaching. 

 

E a proposito proprio di X-Project, sappiamo quanto tieni a questo progetto. Quanto e come è cresciuta la scuola da quando è nata ad oggi? E soprattutto, ci sono grandi novità e progetti in vista, giusto? Vuoi svelarci qualcosa?

Ovviamente sì, tengo tantissimo a X-Project, perché è nata diversi anni fa, quando ancora comunque ero in piena attività agonistica potendo quindi dedicare solo una parte di tempo alla scuola. Anche per questo motivo il progetto era nato praticamente solo per giovani e amatori, senza che seguissi nessun atleta professionista, che sarebbe poi potuto essere benissimo un mio avversario.

Con il passare degli anni però, (e con l’arrivo del piccolo Tommy in famiglia), ho iniziato ad abbassare i ritmi da atleta per concentrarmi di più sul progetto e sulla scuola. Da lì è nato il progetto anche per gli agonisti che ad oggi mi dà la fortuna di poter allenare atleti di livello mondiale che mi hanno già dato enormi soddisfazioni, con titoli italiani, internazionali e mondiali.

Oggi posso dire di essere orgoglioso di X-Project che però non si ferma, cresce e vedrà a breve l’ingresso molto importante tra i coach di un giocatore tra i più forti che ci sono e ci sono stati nel Beach Tennis che è Luca Carli. Luca diventerà mio socio della scuola, e questo permetterà sicuramente di allargare ancora di più il campo d’azione della scuola e dei progetti che vogliamo sviluppare in futuro.

 

E in fondo un’ultima domanda su una grande novità: che cosa mi dici se ti dico adidas?

Eh (ride), è stato un fulmine a ciel sereno. Ero abbastanza convinto ormai di finire la mia carriera da giocatore e continuare quella da allenatore con lo sponsor del marchio con cui ero. Tuttavia, rendendoci conto di avere idee e progetti diversi, in modo molto tranquillo e con rispetto abbiamo preso strade diverse.
E il fulmine a ciel sereno è arrivato proprio qui, quando è arrivata l’opportunità di collaborare con Adidas, lanciata finalmente nel mondo del Beach Tennis.

Per me è sicuramente un salto di qualità a livello professionale, perché avendo la fortuna di collaborare con un brand come Adidas, ho la possibilità di vivere questa “doppia figura” di testimonial/brand ambassador e, allo stesso tempo, anche di referente per il mercato italiano del Beach Tennis, potendo così fare anche una nuova esperienza fatta di rapporti con negozi, clienti, distributori…e le cose nuove mi piacciono sempre.

Per il resto, non devo certo dire io il valore di un marchio come Adidas, e al di là della mia collaborazione, credo che sia davvero importante per il movimento Beach Tennis che marchi del genere inizino finalmente ad interessarsi a questo mondo, dando credibilità, qualità e visibilità.