Sono passati due giorni dall’evento sportivo già entrato di diritto nella storia e che ricorderemo per anni come uno dei momenti sportivi più belli di sempre. 

Ovviamente stiamo parlando della finale di Wibledon disputata tra Djokovic e Federer e vinta dal serbo dopo ben 68 game (SESSANTOTTO!), 421 punti giocati e quasi 5 (CINQUE!) ore di gioco (per l’esattezza 4 ore e 55 minuti, la più lunga finale di Wimbledon di sempre)! 

Uno scontro fatto di tecnica, qualità sopraffina, di tennis ai massimi livelli, ma anche di emozioni e freddezza, resistenza, intelligenza. 

Abbiamo visto tutto, da una parte e dall’altra e non possiamo che ringraziare questi due immensi campioni che a 32 e (quasi) 38 anni ci hanno regalato questa meraviglia sportiva e un rollercoaster di emozioni. 

 

Proprio oggi, due giorni dopo appunto, tra le pagine dei maggiori quotidiani italiani si vede una pubblicità di Barilla che vede come protagonista proprio Roger Federer

Nulla di stupefacente: la foto del campione sul campo e, evidentemente, in cucina, intento a preparare un piatto di pasta. Una pubblicità che, a dire la verità, non è nemmeno “nuova”, considerato che su diversi media questa campagna circola ormai da diverso tempo. 

Eppure oggi, davanti a questa pubblicità tanti “esperti” del marketing e del settore si sono sentiti in dovere di etichettare come “Fail” la mossa di Barilla. 

Spieghiamo meglio, perché non è facile arrivarci in effetti. Il Fail sarebbe ovviamente aver messo sui maggiori giornali del paese l’immagine di un “perdente” e di averla associata così al proprio brand. 

C’è chi ride del “fail” e arriva subito alla spiegazione: Barilla aveva già comprato gli spazi prima della finale di Wimbledon convinta che il “suo” campione avrebbe vinto. Altri invece affermano che sarebbe stato meglio perdere i soldi di quegli spazi o pubblicare altro piuttosto che uscire con un perdente associato alla propria azienda. 

La pubblicità di Barilla oggi su diversi quotidiani nazionali

 

Anche a noi di Life’s Too Sport tutto questo ci ha fatto ridere, molto. Ci ha fatto ridere a crepapelle pensare come si possa etichettare Roger Federer come un perdente. 

Ci ha fatto ridere pensare che Barilla abbia avuto il “coraggio” di associare nuovamente il suo brand ad un “perdente” come Federer dopo la finale di Domenica. 

Un perdente che ha perso una finale di Wimbledon, dopo una semifinale durissima giocata e vinta contro Rafa Nadal, a 38 anni, dopo quasi 5 ore di gioco, contro il N.1 al mondo nel pieno della forma. Un perdente con 20 Slam vinti, 8 Wimbledon vinti, 21 Wimbledon consecutivi giocati (record) e 353 successi negli Slam (record). 

Ci fa un po’ meno ridere però pensare come, da tutta questa vicenda, emerga ancora una volta la visione generalizzata che troppo spesso si ha dello sport in Italia. Una visione che potremmo definire calcio-italiota e che, anche lontano dallo sport a 11, vede sempre un vincente e tutti gli altri perdenti. Un modo di vedere lo sport come un “io contro di te”, “noi contro di voi” perenne, dove solo una parte può essere definita davvero vincente, mentre il resto è nulla. 

Una visione che con l’amore per lo sport ha poco a che fare, ma che piuttosto è più vicina al voler dimostrare sempre la propria supremazia, di aver ragione, di essere i vincitori, appunto, di mostrare che gli altri fanno schifo.  

Poco importano in questo caso le emozioni, la storia, la qualità in campo, tutto viene annullato all’ultima pallina o all’ultimo minuto se non si è tra quelli che alzano la coppa. 

È forse la stessa visione dello sport che non aiuta per niente ad avvicinare le famiglie allo stadio di calcio, per esempio, e che contribuisce a creare un contesto a tratti imbarazzante per chi lo sport, invece, lo ama davvero. 

 

In ogni caso, secondo noi Barilla il tuo è tutt’altro che un fail, anche se hai scelto di pubblicare un “perdente” sui giornali.