Diciamocelo chiaramente: non è così facile trovare degli allenatori, dei coach, e quindi si tende a pensare che non sia poi così necessario sviluppare un curriculum professionale. Ci sono però almeno cinque elementi (illustrati da The Sports Economist) che possono aiutare un allenatore a trovare le giuste possibilità lavorative.

Innanzi tutto, la scelta del titolo professionale è uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione. Esso infatti indica non solo il settore di appartenenza, ma anche il livello di seniority, quindi è importante che rifletta esattamente l’attuale lavoro del coach o, almeno, ne indichi esattamente il più recente. Spesso, ma capita anche fuori dall’ambito sportivo, si ha la tendenza a esagerare proprio in questo punto ma può essere una lama a doppio taglio per chi si propone su LinkedIn, con un curriculum vitae o sul proprio sito web. Sicuramente, se in possesso di certificazioni, questo è il momento di sfruttarle, per distinguersi dalla massa.

Un secondo punto è quello di eliminare le informazioni non rilevanti dal proprio curriculum sportivo. Le informazioni personali che interessano un recruiter sono i contatti come numero di telefono, email, città. Cosa non interessa (o non dovrebbe interessare) un selezionatore sono i dettagli sullo stato di famiglia, orientamenti sessuali, religiosi e politici.

Uno degli elementi fondamentali è scrivere anche un riassunto del curriculum da inserire all’inizio della presentazione: 3-5 righe in cui si capisca esattamente di cosa vi occupate, gli anni di esperienza e gli highlight della vostra carriera. Infatti i recruiter, al primo check, non passano più di 6 secondi sul vostro curriculum, quindi vanno colpiti subito.

Ad esempio: “Personal trainer specializzato in programmi di nutrizione per migliorare le performance fisiche degli atleti”.

Una riga, c’è tutto.

Sicuramente, una volta superato il primo scoglio, è importante che venga sviluppata la sezione delle esperienze professionali che contenga i ruoli e le responsabilità del passato, per dare al recruiter un insight sul percorso lavorativo e capire se siete la persona giusta per la squadra/club/struttura.

In questo caso, usare i punti elenco è sempre una buona soluzione per mettere ordine e rendere più facile la lettura di questa sezione, magari raggruppando per argomento, mentre è importante utilizzare termini che agli occhi del recruiter possono portare interesse: management, coordinamento, gestione, amministrazione.

Ovviamente non può mancare la sezione relativa all’istruzione del coach, dove andranno indicate lauree connesse al ruolo per cui ci si propone e, in alternativa, i corsi di specializzazione e certificazione ufficiali delle federazioni.

In pratica, con poche informazioni, riusciamo a raccontare tutto.